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LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Dopo la metà del XVIII secolo in Francia andavano maturando ideali e sentimenti che ben presto portarono a profondi sconvolgimenti nell'ordinamento della società e dello stato. Quando la rivoluzione francese scoppiò, l'atteggiamento delle popolazioni dei paesi confinanti con la Francia fu più che altro di curiosità mista ad una certa perplessità. Ma ben presto questa posizione d'incertezza, in quelli che avevano sensibilità politica, si tramutò in un sentimento più deciso di simpatia o di totale avversione. Ma la maggior parte della popolazione, i contadini, gli operai, non erano preparati a scegliere un atteggiamento politico; per loro ancor troppo duro era il lavoro che li impegnava 14-16 ore al giorno; la lotta quotidiana per sbarcare il lunario non concedeva loro ne il tempo ne l'interesse per altro che non fosse la ricerca di una vita meno dura. Ciò nonostante la povera gente si troverà ancora coinvolta in avvenimenti terribili.

DI NUOVO IN GUERRA
Nel 1792 il rè di Sardegna, Vittorio Amedeo III, dovendo difendere i suoi possedimenti transalpini, Nizza e Savoia, si alleò con l'Austria ed altre potenze straniere (1° Coalizione) e dichiarò guerra alla Francia. L'unione di tante forze era stata determinata sia dall'indignazione per gli eccessi dell'estremismo rivoluzionario, sia dai timori per la politica espansionistica intrapresa dalla Francia. Così il Piemonte si trovò nuovamente in guerra; si rinnovarono le solite disposizioni che portarono alici popolazione i consueti gravi disagi.

NAPOLEONE BONAPARTE: PRIMA CAMPAGNA
Nel 1796 l'esercito francese dislocato nel sud della Francia venne affidato al giovane generale Napoleone Bonaparte. Questi, con fulminea avanzata, riuscì a portare la guerra fuori dai confini, percorse la riviera ligure e, attraverso il Colle di Cadibona, piombò sulle forze austriache e sabaude a Cairo-Montenotte; battè ripetutamente il rè di Sardegna e procedette verso la Lombardia. Vittorio Amedeo III potè restare sul trono, ma dovette cedere alla Francia Nizza e la Savoia. Il passaggio vittorioso dell'esercito francese nel Piemonte diede forte impulso alla corrente rivoluzionaria; gli elementi filo-francesi presero forza e coraggio e incominciarono a far sentire la loro voce negli affari di Stato. Carlo Emanuele IV, salito al trono alla morte del padre, cercò di placare gli animi attuando alcune riforme sociali; la più importante fu l'abolizione dei diritti feudali. Da quel momento cessò anche il potere del Conte di Masino su Alice. Il piccolo regno di Sardegna era però esausto; per sopperire alle necessità della guerra si era ricorso all'aumento delle imposte che gravavano particolarmente sui piccoli commercianti, artigiani e contadini. Inoltre le ultime annate agricole erano state veramente disgraziate; la siccità aveva ridotto i raccolti impoverendo sempre più la popolazione. In quello stesso anno 1796 ad Alice non cadde una sola goccia d'acqua durante i mesi di luglio e agosto, tanto che il Comune deliberò di fare celebrare una messa all'Oratorio della Misericordia, portando in processione fin là le reliquie di Santa Croce.

REPUBBLICA
Il Re, sollecitato da più parti a prendere provvedimenti, non sapendo come far fronte alla carestia che stava minacciando il paese, decise di abdicare. Lasciò la città di Torino e lo Stato in mano al generale francese Joubert; in questo modo evitò mali peggiori che sarebbero venuti di conseguenza se fossero nate sommosse popolari o un'azione di forza dei Francesi. Il 10 dicembre 1798 nacque la Repubblica Piemontese, posta totalmente sotto l'influenza della Francia. Al potere salì il partito dei Giacobini, rivoluzionari fra i più estremisti che, appena al governo, emanarono una quantità di provvedimenti di riforma. Ad Alice, come in tutti i comuni della regione, fu piantato l'albero della Libertà; ciò avvenne il 17 dicembre del 1798. I nuovi padroni cercavano naturalmente di sfruttare la situazione a loro vantaggio; la loro patria, in seguito alla rivoluzione e alla guerra, era sull'orlo del precipizio economico ed essi spremevano le risorse locali per sanare le proprie finanze.

SOTTO L'OCCUPAZIONE DEGLI AUSTRIACI
Intanto, mentre Buonaparte era in Egitto, si costituì una seconda coalizione di stati che attaccò la Francia. Un esercito austro-russo, al comando del maresciallo russo Sovorov avanzò vittorioso dal Veneto verso la Pianura Padana. I Francesi, battuti più volte, si ritirarono; Sovorov entrò trionfalmente a Torino e restaurò immediatamente il regime monarchico, provocando il giubilo dei reazionari. Le nostre popolazioni si trovarono ancora una volta schiave di un nuovo padrone; gli Austriaci infierirono su coloro che spesso li avevano affrontati come nemici e si abbandonarono a tali eccessi da far dimenticare in pochi mesi quanto avevano già fatto i Francesi e da far desiderare un altro governo.

NAPOLEONE BONAPARTE: SECONDA CAMPAGNA
Per questo motivo, quando Napoleone, valicato il Gran S. Bernardo, scese in Piemonte, fu da molti salutato come un liberatore. Si sa che tra il 31 maggio e il 1° giugno 1800 egli si recò da Ivrea a Vercelli, transitando per Santhia; facilmente toccò anche il nostro territorio. Le truppe austriache furono sbaragliate poco dopo (14 giugno) nella piana di Marengo e il Piemonte cadde nuovamente sotto l'influenza francese.

REPUBBLICA FRANCESE
Poco dopo fu costituita nuovamente la Repubblica. Ad Alice venne istituita una « mairie » (municipio), a capo della quale fu insediato un « maire » (sindaco). Nei giorni 3, 4, 5 ottobre 1800 venne aperta una sottoscrizione in un apposito registro affinché tutti i cittadini potessero porre la loro firma « per contrassegno e di riconoscenza e ringraziamento alla nazione francese ». Firmarono soltanto 19 uomini dei 450 capifamiglia di allora; tra questi ci furono le persone socialmente più in vista, il maire Giuseppe Ocleppo e il prevosto Don Pietro Capra.

RIFORME
II Piemonte venne annesso direttamente alla Francia, perciò anche da noi furono attuate le riforme che già erano in vigore oltralpe. Caddero le ultime strutture superstiti del feudalesimo, furono soppressi gli ordini religiosi e incamerati i loro beni (come si è visto per l'Abbazia di S. Andrea). Vennero prese misure protezionistiche per le industrie, le coltivazioni e ogni attività commerciale, per cui si ebbe un notevole sviluppo economico. Furono costruite nuove strade, ampliate e migliorate quelle già esistenti (la Cavaglià - Alice). Si procedette alla delimitazione dei confini tra comune e comune laddove regnava ancora la confusione. Nell'edificio scolastico conserviamo una carta topografica del territorio comunale, scala 1 : '5000, fatta eseguire per ordine del Governo il 12 Brumaio, anno 11° della Repubblica (2 novembre 1802) e terminata il 14 Pratile dell'anno 12° (2 giugno 1804). Tutte le diciture sono in francese. La regione piemontese venne suddivisa in sei dipartimenti e questi in circondari. La « Commune d'Ales » faceva parte del « Département de la Sesia » con capoluogo Vercelli, dove risiedeva il Prefetto, e dell'« arrondissement de Santhià », in cui risiedeva il sottoprefetto. Furono aboliti i vecchi metodi di misurazione che differivano da luogo a luogo e creavano non poche difficoltà nel calcolo e fu introdotto il sistema metrico - decimale. Furono messi in vigore il Codice civile, che fu detto poi napoleonico, vero monumento di sapienza giuridica, e il Codice di commercio, l'uno e l'altro basati sul diritto romano, e divenuti poi a loro volta base della legislazione civile in gran parte del mondo.

GUARDIA NAZIONALE
Nel 1799 ad Alice era già stata istituita la Guardia Nazionale; nel 1800, dopo la dominazione austro-russa, venne nuovamente formata. Vi dovevano far parte tutti i cittadini dai 18 anni ai 50 anni, eccettuati i mèmbri della municipalità e gli ammalati. Questi, se erano in condizioni agiate, dovevano, in cambio dell'esenzione dal servizio, pagare una tassa. Gli ecclesiastici erano liberi di arruolarsi o meno; però quelli che non si arruolavano dovevano pagare una tassa di lire 2 al mese, ad eccezione di quelli che appartenevano ai conventi che vivevano d'elemosina. L’ uniforme dei militi era composta di giacca blu, bottoni gialli, fodera rossa, paramani, colletto e profili gialli, gilet e pantaloni bianchi, stivaletti, sciabola, cappello, coccarda tricolore (bianco, turchino e arancione), pennacchio rosso. Ad Alice il 22 giugno 1799 si formarono tre compagnie con un totale di 311 uomini. Ogni compagnia aveva un capitano, un tenente, un sottotenente e un sergente maggiore. In tempo di pace il compito della Guardia Nazionale era quello di mantenere l'ordine pubblico nel paese; per questo scopo erano stabiliti dei turni di guardia. In tempo di guerra combatteva a fianco dell'esercito francese vero e proprio; cosicché, seguendo Napoleone, i nostri avi morirono per la Francia in ogni parte d'Europa. I caduti e i dispersi alicesi facenti parte dell'Armata francese furono in totale 15.

IMPERO DEI FRANCESI
Nel 1804 Napoleone riuscì a farsi proclamare Imperatore dei Francesi. Come in ogni municipio anche ad Alice fu fatto appello al popolo affinché, se riteneva che la forma imperiale dovesse divenire ereditaria in forma diretta, si recasse a porre il proprio voto. Fu aperto un apposito registro il 19 Pratile e fu richiuso il 1° Messidoro; erano riportati... ben 16 sì! Visti i risultati insoddisfacenti, si decise allora di aprire un altro registro in sacrestia allo stesso scopo per un periodo di otto giorni e, nello stesso tempo, fu pregato il prevosto di esortare i fedeli ad apporre la propria firma con a fianco il sì. Poco tempo dopo ci fu l'ordine di porre altri due registri per altri 12 giorni; finalmente si arrivò ad un totale di 22 sì. La dinastia di Napoleone non suscitava troppo entusiasmo negli Alicesi.


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